Alle origini dell’astrologia

L’astronomia-astrologia, l’antica scienza mesopotamica del cielo, non può che avere un’origine celeste, fu un dono che giunse all’uomo dagli dei. Questo ci narrano i racconti mitici ed anche alcune figure storiche, come il sacerdote di Bel/Marduk Berosso, astrologo babilonese a cui in genere si fa risalire l’arrivo ufficiale dell’astrologia in Grecia. In questo breve articolo faremo un piccolo viaggio indietro nel tempo, fino alle origini dell’astrologia.

Gudea e la costellazione della Vergine

La prima testimonianza storica che ci dia una conferma esplicita della presenza e dell’importanza che presso l’umanità antica ebbe il sapere astrologico, risale ai “Cilindri di Gudea” ovverosia due veri e propri cilindri d’argilla (forse originariamente tre) sui quali, in caratteri cuneiformi, è celebrata la costruzione del santuario del dio Ninĝirsu (Ninurta), signore della tempesta. All’interno di questa composizione in forma di inno o preghiera sono narrati in lingua sumerica i celebri sogni profetici avuti dal re Gudea, sovrano di Lagaš, città-stato del sud della Mesopotamia. Siamo al finire del III millennio a.C.

Ogni città sumera era al contempo la “casa” di un dio e Ninĝirsu, divinità poliade di Lagaš, era figlio di Enlil, una delle tre divinità supreme, il padrone del destino e di tutto ciò che dimora tra cielo e terra.

Statua di Gudea seduto (XXII-XXI sec. a.C.), conservata al Louvre di Parigi.

Nel racconto, Ninĝirsu compare in sogno a Gudea e gli mostra un’immagine di quello che dovrà essere il suo santuario. Il sovrano allora, desiderando comprendere meglio il significato del sogno, decide di recarsi a Niĝin presso il tempio di Nanše: sorella di Ninĝirsu, Nanše è dea della laguna, di pesci ed uccelli e connessa alla divinazione.

Mio pastore, il tuo sogno io voglio spiegare. L’uomo enorme come il cielo, enorme come la terra, per il capo un dio, dai fianchi di Anzu, la parte inferiore la piena, alla cui destra e sinistra stavano accucciati leoni, è mio fratello, Ninĝirsu. È davvero lui! Ti ordina di costruire il santuario dell’Eninnu. La luce che appare all’orizzonte è il tuo dio, Ninĝišzida, come una luce/sole sorge all’orizzonte. La giovane il cui capo … spighe, che tiene uno stilo di argento raffinato nella sua mano e una tavoletta con le favorevoli stelle del cielo che consulta, è mia sorella, Nisaba. È davvero lei! La santa stella per (iniziare) la costruzione del tempio ti sta annunciando. Il secondo (uomo), il guerriero, il braccio piegato, tiene una tavoletta di lapislazzuli in mano, è Nindub e traccia la pianta del tempio. Davanti a te sta il sacro paniere (da lavoro) e la sacra forma per i mattoni è sistemata e il mattone del destino è posto per te nella forma.” (Gudea Cil. A V 11-VI 8 = 124-146)

Nisaba, dea dei cereali e della scrittura, è qui colei che presiede al computo e alla scienza dei moti degli astri: «essa conta i giorni assieme al dio Luna» è anche scritto in un altro poema (Lugal ud me-lám-bi nir-gál). Inutile dirlo, la sua immagine ci riconduce alla figura che fin dall’antichità è stata scorta nella costellazione della Vergine.

La dea Nisaba con in mano un mazzo di spighe di grano (Pergamonmuseum, Berlino)

Enmeaduranki

Presso i Babilonesi la divinazione e la scienza dei presagi erano poste sotto l’egida di Šamaš (il sumero Utu), divinità manifestantesi nel Sole, e di Adad, il dio Atmosfera.

“[... notte del 14. giorno … i venti del su]d e dell’est soffiavano. Durante la guardia mattutina la luna era circondata da un alone, essa tremolava molto. Ultima parte della notte, la luna era sotto α Geminorum […]”

La scienza del cielo per le antiche popolazioni mesopotamiche era qualcosa di molto più concreto di quanto non lo sia per noi oggi: i sacerdoti-astrologi guardavano costantemente la volta celeste osservandone tutti i fenomeni, sia quelli di natura astrale che quelli di natura atmosferica – aloni attorno ai corpi celesti, venti e nubi – e li registravano poi su tavolette. Nelle annotazioni potevano rientrare però anche fenomeni terrestri che erano interpretati anch’essi come segni o presagi: la comparsa improvvisa di qualche animale, il volo di un uccello e così via. Questo perché il Cielo e la Terra erano concepiti in definitiva come un’unica realtà, dove un presagio negativo nel cielo lo era anche per la terra, così come un segno cattivo in terra lo era altrettanto per il cielo – e quindi poteva succedere anche che un cattivo presagio in cielo venisse annullato o indebolito da uno buono in terra e viceversa.

Sappiamo anche, da una tavoletta proveniente dalla biblioteca di Ninive, che vi fu un primo uomo a cui fu concesso di intendere la volontà e i messaggi della divinità attraverso lo studio dei presagi. La conoscenza delle cose future fu donata per la prima volta ad Enmeaduranki, il sovrano della città di Sippar, in un momento imprecisato della storia, o meglio della preistoria (il nome di questo sovrano compare anche nella Lista reale Sumera tra i re antidiluviani):

Enmeduranki, re di Sippar,

l’amato di Anu, Enlil ed Ea,

Šamaš, nel tempio E-babbar [ha prescelto] […]

Šamaš ed Adad, sul loro trono d’oro la coppa hanno donato:

poter scrutare l’olio sull’acqua, il segreto di Anu, Enlil ed Ea (l’astrologia)

la tavola degli dei, la sacca (degli oracoli) del mistero di cielo e terra, lo

scettro di cedro, caro ai grandi dei, essi affidarono alla sua mano.”

Sippar, tra le città mesopotamiche, era la sede di Šamaš, ed è molto interessante che essa compaia, come vedremo, collegata con la scienza divinatoria anche in un altro racconto tradizionale.

Enki e la scienza delle stelle

La triade suprema della divinità sumera è costituita, come sappiamo, da Anu, Enlil ed Ea (Enki): rispettivamente il dio del Cielo, quello della Terra ed infine quello della saggezza e delle acque sotterranee. Anu, il padre di tutto quanto, affida però il ruolo di guida attiva a Enlil, che è considerato unanimemente infatti il capo del pantheon sumerico.

Nonostante ciò è altrettanto unanimemente riconosciuto dalle tradizioni sumere, che la regalità in epoca antidiluviana avesse sede nella città di Eridu, ovverosia la sede di Enki e non di Enlil. Fu probabilmente per questo motivo che i Babilonesi, succedendo ai Sumeri, fecero discendere il loro dio principale Marduk, proprio da Enki/Ea. Vi sono poi celebri miti, come Enki e l’ordine del mondo, che attribuiscono ad Ea l’opera di suddivisione del tempo in giorni, mesi e anni attraverso il movimento delle stelle, e anche per questo motivo si può porre proprio questa divinità alle origini dell’astrologia.

Enki/Ea (al centro), British Museum

È molto interessante anche il modo in cui il dio della saggezza è generalmente rappresentato, perché ci riporta ad alcune immagini celesti ben note. Egli viene raffigurato come un uomo che regge un vaso dal quale sgorgano due fiotti d’acqua: nel cielo esso è infatti identificato nell’attuale costellazione dell’Acquario. Una figura tipica che accompagna in molte raffigurazioni Enki è poi quella del Pesce-Capra, che ci riconduce alla vicina costellazione del Capricorno.

Il pesce-capra sul kudurru di Meli-šipak

L’età dell’oro e il Grande Diluvio

Negli antichi racconti mesopotamici si narra che in un tempo lontanissimo gli dei vivevano sulla terra in mezzo agli uomini, i quali non li temevano e con essi colloquiavano. Prima del grande Diluvio gli dei inoltre governavano in prima persona le città e addirittura, secondo alcuni testi (il Poema di Atramhasis) sarebbero stati essi stessi uomini. In quest’epoca non vi era certamente alcuna necessità di divinare i decreti degli dei.

Gradualmente le cose però cambiarono, le divinità cominciarono a ritirarsi per lasciare sempre più spazio agli esseri umani. Non si trattò però di un abbandono, poiché essi per lungo tempo ancora continuarono a mandare tra gli uomini alcuni loro inviati, che furono per l’umanità maestri e consiglieri. In particolare fu Enki a far salire dalle profondità marine delle creature molto particolari che istruirono l’umanità. In un testo cuneiforme di Uruk è riportata, come già accennato, la lista dei sette re antidiluviani, e ognuno di essi era in effetti affiancato da un Saggio (apkallu), un essere semidivino. Il primo di questi Saggi aveva nome Oannes.

Tutto ciò corrisponde bene anche con ciò che molti secoli più tardi scrisse Berosso, narrando la storia di Babilonia. Tutti gli astrologi conoscono la figura di questo sacerdote di Bel (Marduk) poiché fu egli ad introdurre ufficialmente nel mondo greco la scienza dei Caldei quando, verso il 280 a.C., fondò la sua scuola sull’isola di Cos.

Vi era una gran moltitudine di gente a Babilonia, ed essi vivevano senza leggi, proprio come animali selvaggi. Nel primo anno una bestia, chiamata Oannes, apparve dal mare Eritreo, in un luogo adiacente a Babilonia. Tutto il suo corpo era quello di un pesce, ma una testa umana gli era cresciuta sotto la testa del pesce, e piedi umani gli erano similmente cresciuti dalla coda del pesce. Esso aveva una voce umana, e una sua immagine è conservata fino al giorno d’oggi. Egli (Berosso, secondo quanto apprendiamo dalla menzione che ne fa lo scrittore classico Polistore) dice che questa bestia passava i giorni in compagnia degli uomini, ma non mangiava cibo alcuno. Essa diede agli uomini la conoscenza delle lettere, delle scienze e delle arti di ogni tipo. Essa insegnò loro anche come fondare città, erigere templi, formulare leggi e misurare i campi. Essa rivelò loro i semi e la raccolta di frutta ed in generale diede loro ogni cosa che è connessa con la vita civilizzata. Dal tempo di quella bestia nulla di nuovo è stato più scoperto. Ma quando il sole tramontava, questa bestia, Oannes, si tuffava nel mare e passava le notti nell’abisso, poiché essa era anfibia. In seguito altre bestie apparvero.” (da G. Pettinato, I Sumeri, Milano 1992, p. 78).

Tra le costellazioni, Oannes è facilmente ravvisabile nell’immagine del Pesce australe, che infatti è tradizionalmente colto nell’atto di accogliere nella sua bocca l’acqua che scende dall’urna dell’Acquario.

Quest’epoca però ebbe fine con il Diluvio. Dopo la catastrofe ebbe inizio quella che si potrebbe chiamare la vera storia dell’umanità in quanto tale, anche se a ben vedere Gilgameš, che fu il primo re a non avere accanto uno di questi esseri semidivini, era pur sempre per due terzi un dio.

È molto significativo anche, per il tema di questo articolo, ciò che il sacerdote-astrologo Berosso racconta a proposito del Diluvio. Egli narra infatti della grande preoccupazione del dio Enki/Ea affinché tutte le conoscenze acquisite dal genere umano fino a quel momento non andassero per sempre perdute: Enki ordinò a Xisutros/Utnapištim, il Noè mesopotamico se vogliamo, di seppellire presso la città di Sippar tutti i libri contenenti la conoscenza del passato-presente-futuro, in modo tale che potessero poi essere recuperati e restituiti all’umanità. Ecco quindi come, in qualche maniera, i pezzi vadano a posto ed anche il racconto di Enmeaduranki sovrano di Sippar acquisti ora maggior significato in questo più ampio contesto.

Dal mito all’astrologia

Al termine di questo breve viaggio alle origini dell’astrologia, potremmo azzardare una sintesi ed aggiungervi qualche osservazione finale. È evidente che la figura che in tutta questa storia ha tirato le fila, più o meno occultamente come fa un regista, è quella del dio della saggezza, Enki/Ea.

Altre divinità in rilievo come abbiamo visto sono Adad e Šamaš. Il collegamento in particolare di quest’ultimo con la divinazione non può non richiamare alla memoria la figura del greco Apollo, anch’esso divinità di natura solare, e connesso alla conoscenza del futuro (pensiamo al celebre oracolo di Delphi).

Infine, ulteriore personaggio particolarmente legato al sapere e alla conoscenza dei moti del cielo è la dea agricola Nisaba.

Se ora pensiamo in termini più strettamente astrologici possiamo trovare degli interessanti spunti e parallelismi tra questi antichi racconti mesopotamici e ciò che in seguito ci hanno tramandato gli astrologi.

L’importanza del segno e della costellazione dell’Acquario in relazione al tema della conoscenza e dell’astrologia ne viene ad esempio ampiamente confortata, poiché come abbiamo visto in quest’immagine celeste si rivela proprio il dio Enki, ovvero la figura centrale di tutta la vicenda connessa all’origine dell’astrologia e in generale alla divinazione.

Anche il Pesce australe e la Vergine hanno mantenuto attraverso i secoli (millenni ormai…) un legame speciale con le discipline e le categorie che hanno a che vedere con il sapere e la magia: le due stelle brillanti appartenenti a queste costellazioni, Fomalhaut (α Piscis Austrini) e Spica (α Virginis), sono da sempre considerate stelle sacre e benefiche, connesse alla cultura, alle scienze ed arti, e dotate di un forte potenziale mistico/magico (per saperne di più vi rimando agli articoli che ho dedicato a queste due stelle, troverete il link nell’ultimo paragrafo).

La Vergine inoltre ci rimanda al suo governatore Mercurio-Hermes, ovvero l’astro che più di tutti tradizionalmente fa gli astrologi e gli scribi.  

Un secondo pianeta che emerge abbastanza chiaramente, anche se in maniera indiretta, è Saturno: si tratta infatti di un astro strettamente collegato sia all’Acquario che al Capricorno (Enki e il Pesce-Capra a cui è spesso associato). Inoltre il dio Ninĝirsu-Ninurta, che abbiamo incontrato nel paragrafo sui sogni di Gudea, è una figura che i Babilonesi vedevano manifestarsi proprio in questo pianeta. Anche questo dato è piuttosto coerente, in quanto il concorso di Saturno è ancor più specifico per quanto riguarda l’attitudine per l’astrologia, l’astronomia e la matematica: le fonti astrologiche, in relazione a ciò, parlano proprio di aspetti tra Mercurio e Saturno, o in ogni caso di un Mercurio “saturnizzato”.

Infine abbiamo il Sole. Sia tra le fonti antiche che tra quelle moderne ci sono poche tracce di una connessione del luminare del giorno con l’astrologia o la divinazione. Eppure il Sole rimanda al principio della luce, e la luce è ciò che consente di vedere, e di vedere lontano – che è come dire ciò che deve ancora arrivare, ovvero il futuro. La relazione tra Apollo e l’arte divinatoria, come abbiamo accennato, è infatti tradizionale e perciò concludiamo con questo piccolo mistero, riproponendoci di condurre ulteriori ricerche.

Sull’origine dell’astrologia, per approfondire:

G. Pettinato, I sumeri (Milano 1992)

G. Pettinato, La scrittura celeste (Mondadori 1998)

L. Verderame, I sogni di Gudea: oniromanzia e politica nella mesopotamia del III millennio a.C. (I Quaderni del Ramo d’Oro on-line n. 12 (2020) pp. 233-264

Beroso, Storia di Babilonia (M. Rizzotto, Primiceri ed. 2021)

Links

Sui mitici sovrani sumeri: https://merlobianco.altervista.org/le-liste-reali-sumere/

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